Il video e la sintesi dei contenuti del webinar del progetto OVINNOVA
Il video completo del webinar del gruppo operativo OVINNOVA, che si è svolto mercoledì 9 settembre 2026, dal titolo “Innovazioni e tecnologie per una gestione del pascolo ovino in Toscana resiliente ai cambiamenti climatici”. È possibile guardare la registrazione del webinar sul canale YouTube Cia Toscana TV
LA SINTESI
1. Apertura e obiettivi dell’incontro
Il webinar di lancio del progetto OVINNOVA ha avuto l’obiettivo di presentare le finalità del Gruppo Operativo, le attività di ricerca e sperimentazione previste e i primi elementi emersi dal confronto con gli allevatori. L’incontro è stato moderato da Lucia Tacconi, di CIPA Sviluppo Rurale Toscana – CIA Toscana, con il contributo dei partner del progetto, dei ricercatori dell’Università di Firenze, di Agrizap e di alcuni allevatori coinvolti nelle attività sperimentali.
In apertura è stato evidenziato che una quota molto rilevante degli allevamenti ovicaprini toscani è condotta in forma estensiva e che il settore deve confrontarsi con cambiamenti climatici, pressioni economiche, problemi di predazione e rischio di abbandono delle attività. L’abbandono degli allevamenti comporta anche conseguenze sul mantenimento e sulla gestione dei pascoli e, più in generale, sull’equilibrio ambientale e sociale dei territori rurali.
OVINNOVA nasce quindi dalla volontà di mettere in relazione le esigenze concrete degli allevatori con le competenze della ricerca, sperimentando strumenti di agricoltura di precisione, nuove tecniche agronomiche e sistemi digitali destinati a supportare la gestione quotidiana dell’allevamento. Il progetto prevede attività di campo, prove agronomiche e zootecniche, sviluppo di una piattaforma digitale e azioni di formazione, divulgazione e trasferimento dei risultati.
2. Il saluto di CIA Toscana e il ruolo della collaborazione
Giordano Pascucci ha portato il saluto di CIA Toscana e del presidente Valentino Berni, sottolineando l’importanza dell’innovazione e della resilienza per il settore agricolo regionale. È stato rimarcato il valore del partenariato tra organizzazioni professionali, università, imprese, agenzie formative e aziende agricole, considerate parte essenziale della sperimentazione.
Il confronto diretto con gli allevatori è stato indicato come uno degli elementi qualificanti del progetto: le esperienze raccolte durante gli incontri dovranno contribuire a orientare le successive attività di informazione e trasferimento, con l’obiettivo di rendere le aziende più capaci di adattarsi ai nuovi contesti climatici ed economici.
3. Le sfide dell’allevamento ovino moderno
Attraverso un sondaggio interattivo realizzato con Mentimeter, ai partecipanti è stato chiesto di identificare con una parola le principali sfide dell’allevamento ovino moderno. Tra i temi emersi con maggiore evidenza figurano predazione, innovazione, sostenibilità, competitività, resilienza ed economia.
Il confronto ha confermato come la predazione rappresenti una criticità particolarmente sentita, insieme alla necessità di mantenere la competitività economica dell’allevamento. È stato sottolineato che la capacità di generare reddito è strettamente connessa alla possibilità di contrastare il rischio di abbandono e di mantenere attivi i sistemi pastorali.
4. Le testimonianze degli allevatori
Una parte centrale del webinar è stata dedicata alle esperienze degli allevatori coinvolti nel progetto, chiamati a descrivere le proprie aziende, le modalità di allevamento, le principali difficoltà e le ragioni dell’adesione a OVINNOVA.
4.1 Massimiliano Ottaviani
Massimiliano Ottaviani ha descritto un’azienda situata in un’area collinare fortemente svantaggiata, con un allevamento di pecore da latte. Ha evidenziato la necessità di aumentare l’efficienza economica dell’attività e, allo stesso tempo, la forte incidenza della predazione sui costi e sulla gestione aziendale.
Per l’azienda risultano strategici il mantenimento degli animali al pascolo, l’impiego di tecnologie per il riconoscimento dei predatori e il miglioramento della durata e dell’adattamento climatico dei prati. In un contesto nel quale le lavorazioni e la preparazione dei terreni hanno costi elevati, l’obiettivo è individuare colture e miscugli più persistenti, capaci di ridurre nel tempo i costi di gestione. È stata inoltre sottolineata l’importanza di razze adatte al pascolamento e alla permanenza all’aperto.
4.2 Stefano Coveri
Stefano Coveri ha presentato un allevamento situato a Torrita di Siena, in Val di Chiana, composto da circa 260 ovini e da un piccolo allevamento caprino. L’azienda dispone anche di un caseificio aziendale e trasforma direttamente il latte prodotto.
Per Coveri, resilienza e innovazione rappresentano due parole chiave. L’azienda sta sperimentando differenti colture foraggere estive, confrontando un erbaio a base di sorgo con un miscuglio composto da sorgo, panico e altre specie, con l’obiettivo di verificare la risposta degli animali e la capacità delle colture di adattarsi alle condizioni climatiche. La disponibilità di pascolo e la qualità del latte costituiscono elementi centrali della strategia aziendale.
4.3 Alessandro Donnini – Società Agricola Ascione
Alessandro Donnini ha illustrato l’esperienza della Società Agricola Ascione, situata nel Valdarno, in provincia di Arezzo. L’azienda conduce un allevamento ovino da latte in forma semibrada, affiancato da un piccolo allevamento bovino da carne, e dispone di un caseificio aziendale.
La parola scelta per descrivere la situazione attuale è stata “cambiamento”: l’attività di allevamento è infatti chiamata a confrontarsi con trasformazioni climatiche, predazione e aumento dei costi di produzione. L’adesione a OVINNOVA nasce dalla volontà di sperimentare nuove soluzioni senza perdere l’identità dell’azienda e il modello di allevamento all’aperto.
Nell’ambito del progetto sono state previste prove comparative su miscugli foraggeri, mettendo a confronto una semina tradizionale con una miscela più articolata, composta da diverse specie, per valutarne la risposta ai cambiamenti climatici e la capacità di sostenere la produzione nel tempo.
5. Innovazione agronomica e gestione dei pascoli
Giovanni Argenti, per il settore agronomico dell’Università di Firenze, ha illustrato le principali attività sperimentali. Il progetto lavora innanzitutto sulla valutazione di diversi miscugli foraggeri, confrontando soluzioni tradizionali e alternative più diversificate, con l’obiettivo di individuare risorse maggiormente persistenti e resistenti alle condizioni climatiche avverse.
Le sperimentazioni mirano anche a distribuire la produzione foraggera nel corso delle diverse stagioni, così da ottenere una disponibilità più continua e ridurre il numero di interventi necessari. Le prove vengono realizzate direttamente nelle aziende agricole, su superfici differenti, e prevedono il confronto tra soluzioni tradizionali e innovative.
Accanto alle tecniche tradizionali di valutazione della produzione, come le gabbie di esclusione, vengono utilizzati strumenti prossimali per stimare rapidamente altezza e biomassa del pascolo. I dati raccolti a terra vengono integrati con immagini satellitari e informazioni meteorologiche, allo scopo di sviluppare modelli capaci di simulare l’accrescimento della biomassa e fornire indicazioni utili alla gestione del pascolo.
6. Zootecnia di precisione e virtual fencing
Chiara Aquilani ha presentato le attività relative alla zootecnia di precisione. Il progetto intende validare, in condizioni reali di allevamento, strumenti già disponibili sul mercato, con particolare attenzione ai sistemi di recinzione fisica flessibile e ai collari per il virtual fencing.
Il virtual fencing consente di definire tramite un’applicazione un perimetro virtuale del pascolo. Il collare associato all’animale emette un segnale acustico quando l’animale si avvicina al confine e, qualora questo non sia sufficiente, può emettere un impulso elettrico. La sperimentazione descritta durante il webinar ha riguardato ovini da latte, ambito nel quale, secondo quanto riferito, esistono ancora pochi studi sperimentali.
La prima fase ha riguardato il training degli animali, realizzato con due gruppi di 32 soggetti. Sono stati monitorati i segnali acustici, gli impulsi elettrici e, per gli animali in lattazione, la produzione individuale di latte. Su alcuni soggetti sono stati inoltre utilizzati sensori per la frequenza cardiaca ed è stata avviata un’analisi del cortisolo nel latte, con l’obiettivo di verificare le reazioni degli animali e l’assenza di effetti negativi sulla salute e sulle produzioni.
I primi risultati del training sono stati descritti come positivi: dopo alcuni giorni si è osservata una forte riduzione degli impulsi elettrici, a indicazione del fatto che gli animali avevano imparato ad associare il segnale acustico al confine e a cambiare direzione senza necessità dell’impulso elettrico. È stato inoltre osservato un marcato comportamento gregario.
Una fase successiva della sperimentazione sarà dedicata alla verifica della possibilità di ridurre il numero di collari attivi, mantenendo comunque l’efficacia del contenimento del gregge. L’obiettivo è rendere la tecnologia economicamente sostenibile anche per aziende che gestiscono centinaia di animali e integrare i dati dei collari con le informazioni sulla biomassa e sullo stato del pascolo.
7. La piattaforma digitale
Giacomo Trombi, di Agrizap, spin-off dell’Università di Firenze, ha illustrato la componente digitale del progetto. La piattaforma avrà il compito di raccogliere automaticamente dati agroambientali, elaborarli attraverso modelli e restituire agli allevatori informazioni utilizzabili nella gestione quotidiana.
Il sistema integrerà dati satellitari, dati meteorologici, informazioni relative ai suoli e dati provenienti dai collari. I dati satellitari, aggiornati con frequenza periodica, saranno utilizzati insieme alle informazioni meteorologiche per alimentare e correggere modelli di crescita della biomassa. I dati relativi agli animali permetteranno invece di conoscere la posizione e gli spostamenti effettivi del gregge.
L’output sarà costituito da mappe, tabelle, grafici e indicatori accessibili attraverso un’interfaccia web e un’applicazione mobile. La piattaforma dovrebbe fornire anche notifiche automatiche relative, ad esempio, all’uscita di animali dalle aree assegnate, a eventuali problemi dei collari o a situazioni anomale della biomassa.
La finalità non è trasferire all’allevatore la complessità tecnica del sistema, ma fornire informazioni semplici e operative: dove è opportuno spostare gli animali, quando è opportuno rimuoverli da una parcella e come sta evolvendo la disponibilità di biomassa. Un elemento fondamentale sarà quindi il confronto con gli utenti, necessario per verificare che lo strumento risponda effettivamente alle esigenze delle aziende.
8. Il confronto con l’esperienza della Sardegna
La seconda parte del webinar ha ospitato Stephanie Khater, ricercatrice impegnata in Sardegna in attività dedicate all’innovazione nel settore ovino. Il contributo ha permesso di mettere a confronto esperienze e approcci sviluppati in territori diversi, con particolare attenzione alla dimensione partecipativa, al miglioramento dei pascoli e alla sostenibilità ambientale e sociale.
Nel progetto presentato, l’innovazione viene considerata non soltanto sotto il profilo tecnologico e produttivo, ma anche in relazione agli aspetti ambientali e sociali. L’approccio prevede il coinvolgimento degli attori della filiera, attività di miglioramento dei pascoli e valutazioni attraverso l’analisi del ciclo di vita ambientale e sociale.
Un focus group realizzato in Sardegna ha coinvolto 19 rappresentanti della filiera, tra allevatori, rappresentanti di agenzie regionali, professionisti, organizzazioni di categoria e amministratori locali. Il confronto ha preso in esame tre aree di innovazione: zootecnia di precisione, miglioramento dei pascoli e certificazione ambientale. Tra queste, il miglioramento dei pascoli ha ricevuto la valutazione più positiva in termini di punti di forza, risultando particolarmente vicino alle esigenze percepite dagli attori locali.
Sul piano ambientale, il lavoro mira a comprendere il contributo della gestione del pascolo al profilo complessivo dell’azienda, raccogliendo dati sugli input, sull’alimentazione, sul pascolamento, sulle produzioni, sulle emissioni e sull’uso delle risorse. Sul piano sociale, la valutazione considera lavoro, comunità e territorio, futuro del settore, filiera, prodotti e responsabilità. La scelta delle priorità viene effettuata attraverso un percorso di materialità che integra evidenze scientifiche, conoscenze locali e disponibilità dei dati.
È stato inoltre sottolineato che il miglioramento dei pascoli può contribuire all’autosufficienza foraggera e, in determinate condizioni, alla riduzione dei costi di produzione. Sono tuttavia necessari un’adeguata analisi dei terreni, miscugli appropriati, una corretta gestione del pascolamento e un supporto tecnico, soprattutto nella fase di avvio.
9. Domande e confronto con i partecipanti
La fase conclusiva ha raccolto domande dalla chat e ha consentito ai relatori di approfondire alcuni aspetti tecnici ed economici.
Per quanto riguarda i costi del virtual fencing, è stato indicato un ordine di grandezza di circa 220 euro per collare, con possibilità di riduzione del prezzo in funzione del numero di dispositivi acquistati e con piani di abbonamento legati ai mesi di utilizzo. È stato evidenziato che il costo rappresenta uno degli elementi da considerare attentamente per un’applicazione su greggi numerosi.
Sul monitoraggio della qualità ecosistemica è stato chiarito che la biodiversità non è attualmente rilevata dalla piattaforma e che la possibilità di sviluppare indicatori affidabili rappresenta un possibile ambito di ricerca futuro. La qualità della biomassa è invece oggetto di attività in corso, sia attraverso rilievi di campo sia mediante analisi di laboratorio. La risoluzione attualmente disponibile per i dati satellitari costituisce un limite nella distinzione delle differenze presenti all’interno di aree di pascolo molto eterogenee.
È stata inoltre discussa la possibilità di integrare sistemi di allevamento e pascolamento con impianti agrivoltaici. È stato riferito che sono già state condotte esperienze di ricerca sull’effetto dell’ombreggiamento dei pannelli fotovoltaici sulle risorse foraggere, ma non sono state indicate specifiche sperimentazioni toscane nell’ambito del progetto presentato.
Un ulteriore tema ha riguardato la meccanizzazione della distribuzione dell’alimentazione in stalla. È stata riportata l’esperienza di un’azienda che ha introdotto sistemi automatici di foraggiamento insieme alla modernizzazione della sala di mungitura e al controllo individuale delle produzioni. Secondo quanto riferito, tali innovazioni possono consentire un risparmio di tempo e manodopera e migliorare il controllo delle produzioni.
Dal punto di vista degli allevatori è stata sottolineata anche l’utilità della misurazione individuale del latte per monitorare la gestione della stalla, ottenere dati utili al miglioramento genetico e organizzare in modo più efficace l’alimentazione, soprattutto nei periodi di maggiore necessità.
10. Divulgazione, formazione e trasferimento dei risultati
Cosimo Righini ha illustrato le attività previste per la divulgazione e il trasferimento. Essendo il webinar un’iniziativa di lancio, il progetto si trova nelle prime fasi operative; alcune semine sono già state realizzate e sono previste ulteriori attività stagionali.
Il progetto prevede la realizzazione di visite guidate, workshop, corsi di formazione ed eventi online. Il sito di OVINNOVA raccoglierà progressivamente informazioni sul progetto, sulle attività, sui partner e sui materiali prodotti. È prevista inoltre la realizzazione di newsletter, podcast e video per rendere accessibili e trasferibili i risultati delle sperimentazioni.
11. Conclusioni
In chiusura, Lucia Tacconi ha sottolineato il valore di un approccio integrato che metta in relazione ricerca, esperienza pratica e conoscenza locale. Il confronto con il progetto sviluppato in Sardegna ha inoltre evidenziato l’importanza di considerare l’agricoltura non come un comparto isolato, ma come parte di un sistema ambientale e sociale più ampio.
Il webinar ha confermato che le principali sfide per l’allevamento ovino toscano riguardano la sostenibilità economica, la gestione del pascolo, l’adattamento ai cambiamenti climatici, la predazione e la necessità di innovare. Le attività di OVINNOVA mirano a rispondere a tali sfide attraverso la sperimentazione di miscugli foraggeri più resilienti, strumenti di zootecnia di precisione, virtual fencing, monitoraggio della biomassa e una piattaforma digitale capace di integrare e rendere operative queste informazioni.
La conclusione condivisa è che l’innovazione deve essere costruita insieme agli allevatori e verificata nelle condizioni reali delle aziende. Il progetto proseguirà con le attività sperimentali, formative e divulgative, accompagnando il trasferimento dei risultati verso il settore.
12. Partecipazione e prossime attività
L’incontro si è concluso con i ringraziamenti ai partecipanti e con l’annuncio di ulteriori iniziative pubbliche. È stato inoltre ricordato che sarà diffuso un questionario di valutazione del webinar, utile a raccogliere indicazioni per migliorare le future attività. La registrazione e i materiali delle presentazioni saranno resi disponibili attraverso i canali del progetto.
Nota editoriale
Il presente testo è stato redatto a partire dalla trascrizione automatica del webinar fornita dall’organizzazione. Sono stati eliminati i passaggi tecnici e i frammenti privi di contenuto, corrette le ripetizioni e riorganizzati gli interventi in forma narrativa. Nei punti in cui la trascrizione automatica non consentiva di ricostruire con certezza un’informazione, non sono state introdotte informazioni esterne; il testo mantiene quindi il contenuto sostanziale effettivamente supportato dalla fonte.


